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domenica 24 maggio 2020

LA QUESTIONE DEL BATTESIMO DELLO SPIRITO


Il battesimo dello Spirito è un fatto, o un’esperienza legata a qualche sensazione emotiva o esperienza di estasi?


Una delle principali dottrine carismatiche è la necessità di ricevere una «seconda opera della grazia» che di solito viene chiamata «battesimo nello Spirito Santo». Tutti gli scrittori e gli insegnanti aderenti a questo movimento concordano sul fatto che tutti hanno bisogno di questo battesimo, ma le loro opinioni su come riceverlo sono contrastanti, tanto che Dale Bruner (F.D.Bruner (1932) è un biblista e teologo statunitense) ha detto: «Sembra che i modi di ricevere il battesimo nello Spirito Santo siano tanti quanti sono coloro che difendono questa dottrina».
I requisiti più frequentemente suggeriti sono atti di obbedienza, digiuno, preghiera, pentimento, umiltà, purezza, confessione del peccato, sottomissione, svuotamento di se stessi, «lasciare ogni cosa», totale consacrazione, perseveranza, abbandono totale, attesa, fede e spesso si parla molto di quanto costi questo dono.
C’è una specie di sforzo da compiere, come rivela anche Robert Dalton, cari- smatico quando scrive: «Questesperienza non è per pochi eletti, ma per tutti quelli che la desiderano e sono disposti a pagarne il prezzo»; anche se poi con- temporaneamente, essi vogliono insegnare che il battesimo è un dono gratuito che viene dalla grazia e non si può ottenere con alcuno sforzo e ad alcun prezzo.
Cosi lo scrittore pentecostale Ralph M. Riggs commenta «Coloro che... cercano il battesimo nello Spirito devono sempre tener presente che quest’esperienza viene chiamata anche “Dono dello Spirito Santo” e i doni non si guadagnano, non si meritano, né possono essere estorti... Lo Spirito Santo è un dono della grazia... mandato da Dio, e Lo si riceve per fede e per fede soltanto» .
Riguardo a questa, Bruner scrive: «Da un lato si parla di semplice fede, dall’altro si parla di un prezzo da pagare»; spesso si dice al credente di non chiedere a Dio questo dono, ma di dirGli che lo si desidera. Insomma, c’è una tale confusione sul modo di ottenere il dono, che uno stesso scrittore si contraddice».

Yahushua ha un solo corpo — la Chiesa
In 1 Corinzi 12:4-11 Paolo descrive la diversità del doni dello Spirito: parola di sapienza, parola di conoscenza, fede, guarigioni, miracoli, profezia, discernimento, lingue, interpretazione delle lingue. e noi, nei prossimi capitoli, parleremo di quelli più spettacolari — guarigioni, miracoli, lingue ed interpretazione delle lingue. 
Ora, però, è necessario che ci soffermiamo un p0’ sul battesimo dello Spirito, a proposito del quale si possono fare tre domande fondamentali:
Che cos’è il battesimo dello Spirito? Come si ottiene? E, soprattutto, quando si riceve?
Per  aiutare  la  chiesa  ad  uscire dalla carnalità e dalla confusione che regnava intorno  a  questo  argomento,  Paolo  scrisse  ben  tre  capitoli  sui  doni  spirituali  (1 Corinzi  12-14),  ma  il  punto  chiave  di  tutto  il  suo  discorso  si  trova  in  1  Corinzi 12:12-13, dove il versetto 12 illustra l’unità della chiesa in Yahushua e 11-13 contiene un’affermazione che chiarisce bene che cosa sia il battesimo dello Spirito.
In  1  Corinzi  12:12  leggiamo:  «Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Yahushua». L’apostolo, usando l’‘analogia del corpo umano per dare  un’illustrazione  visiva  dell’unità  dei  credenti  in  Yhaushua,  dice  che  il  corpo, benché sia uno solo, è composto di molte parti che, pur funzionando in modo diverso, fanno parte di un unico insieme.
L’analogia del «corpo» è una delle più usate da Paolo (vedi ad esempio Romani 12:4-5; 1 Corinzi 10:17 ed Efesini 1:23; 2:16; 4:4,12,16), ma qui, in 1 Corinzi 12 l’adopera in un modo davvero chiaro e completo, basti pensare che in soli sedici versetti (da 12:12 a 12:27) usa la parola soma (corpo) ben diciotto volte.
L’apostolo sapeva che il corpo umano, meravigliosa creazione di Eloah, mostra come diversità ed unità siano perfettamente compatibili; tant’è che persino le nostre parti doppie funzionano spesso in modo differente! Abbiamo due piedi, ma di solito usiamo meglio l’uno dell’altro e lo stesso vale per le braccia e per le mani; parecchie persone vedono meglio con un occhio piuttosto che con l’altro, e molti hanno le orecchie di dimensioni diverse. Pur con tutte queste diversità, il corpo possiede unità e funzionalità straordinarie: pensiamo alla coordinazione dell’atleta, all’abilità dell’acrobata o addirittura ai primi passetti esitanti di un bambino che impara a camminare.
Il corpo possiede quindi un’unità organica ed è governata da un unico principio vitale che fa si che la diversità si fonda in un unico insieme. Paolo sapeva che questa valeva anche per la Qahal, che è un insieme organico, una pluralità di membra governate da un solo principio vitale. Ma in questa pluralità di membra, c’è un solo tipo di netzarym. Non esistono due o più qualità di credenti, a seconda di chi possieda più a meno Spirito Santo, siamo tutti membra del corpo di Yahushua e tutti facciamo parte dell’insieme organico in cui pulsa la vita del Adonì stesso.
Il versetto 12 termina con una frase breve, ma importantissimo: «Così è anche di Ha'Mashyah». Ora, dal momento che Paolo ha usato il corpo umano come analogia della Qahal, uno si sarebbe aspettato che avesse concluso dicendo: «Cosi è della Qahal», invece è proprio questo il fatto che l’apostolo vuole chiarire e, cioè, che la Qahal è il  corpo di Yahushua, per cui, dire che siamo di lui, equivale a dire che siamo la Qahal. Per questo egli afferma che tutti i netzarym sono uno con il Messyah vivente,  perché  siamo  un  unico  organismo  vivente  in  cui pulsa la vita eterna di Eloah, per mezzo dello Spirito del Messyah che vive in noi.
In altre parole, insomma, Paolo dice che Yahushua, incarnatosi una volta in un solo corpo umano, ora si è incarnato in tutti i nostri corpi per mezzo dello Spirito Santo per la qual cosa noi siamo di Yahushua e lui vive in noi: in me, in te ed in ogni credente. Ecco il significato della salvezza!
È come se l’apostolo stesse dicendo ai Corinzi: «Sentite, io so che ci deve essere una varietà di doni, ma questo non significa che nel corpo ci debbano essere delle  fratture,  perché  tutti  voi  siete  meravigliosamente  uno  in Yahushua» (cfr.  Gal. 2:20; Filipp. 1:21; Efes. 1:13-14).

Battezzati da un unico Spirito in un unico corpo

In  1  Corinzi  12:13,  Paolo  spiega  perché  coloro  che  credono  nel  Adonì  Yahushua possano chiamarsi letteralmente «il corpo di Ha'Mashyah», dicendo: «Infatti noi tutti abbiamo ricevuto il battesimo di un unico Spirito per formare un unico corpo, e Giudei e Greci, e schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un unico Spirito».  Questo  versetto  contiene  una  grande  verità  sotto  forma  di  due  pensieri  distinti,  purtroppo,  largamente  fraintesi:  il  primo  esprime  la  formazione  del corpo mediante il battesimo dello Spirito; il secondo si riferisce alla vita del corpo dicendo che siamo stati tutti abbeverati di un unico Spirito.

Sono proprio le parole «di un unico Spirito» che hanno dato origine a tutta la confusione dei carismatici, in quanto questa piccola proposizione greca en si può tradurre «ad», «da» o «con» e alcuni studiosi la tradurrebbero anche «in». In 1 Corinzi 12:13, comunque, la scelta non è cosi vasta perché, in greco, le preposizioni prendono significati diversi a seconda delle desinenze richieste dal caso in cui si trovano le parole che seguono, per cui la traduzione più accurata di questo versetto e la più coerente con il contesto del Nuovo Testamento è «di» o «con»: perciò  noi  siamo  battezzati  di  Spirito  Santo  (cioè,  mediante  lo  Spirito  Santo  - NdR) o con lo Spirito Santo, tenendo presente che qui la preposizione «en» non si potrebbe mai tradurre «da parte di».

I carismatici parlano spesso di battesimo dello Spirito Santo, ma questa espressione non appare mai nella Scrittura, proprio perché nella Bibbia non è mai scritto che la Spirito Santo abbia battezzato qualcuno. In Matteo 3:11, per esempio, Giovanni Battista disse ai Farisei ed ai Sadducei che da lui potevano essere battezzati con acqua in vista del ravvedimento, ma sarebbe venuto qualcuno che avrebbe... «Io vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco. Egli ha il suo ventilabro in mano, ripulirà interamente la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile» (Mail. 3:11- 12).

L’interpretazione tipica di questo brano, da parte dei carismatici, è che il «fuoco» si riferisce alle lingue di fuoco che si divisero su ognuno di coloro che erano presenti alla Pentecoste, mentre, dal versetto 12, è più che mai evidente che Giovanni  si  riferiva  al  fuoco  del  giudizio,  alle  fiamme  inestinguibili  dell’inferno.  Le lingue di fuoco della Pentecoste non sono paragonabili a queste fiamme che bruciano senza posa: qui si parla del fuoco del giudizio e chi battezza non è lo Spirito Santo, ma Yahushua stesso (vedi Giovanni 5:22 - “Inoltre, il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato tutto il giudizio al Figlio”), perciò il Battista, in realtà, qui sta dicendo che nel mondo ci sono soltanto due tipi di persone: 

quelli che saranno battezzati con lo Spirito Santo e quelli che non lo saranno e sa- ranno battezzati col fuoco del giudizio eterno.

Questa affermazione di Giovanni Battista viene riportata anche da altri due brani, ma sempre con parole analoghe:
Marco 1:7-8 Luca 3:16. In tutti e tre i casi, comunque, è sempre Yahushua che bat- tezzerà, proprio come è scritto in Giovanni 1:33, in cui il Battista dice di Yahushua:
«Questi è colui che battezza con lo Spirito Santo».

Pietro, nel suo discorso di Pentecoste, disse di Ha'Mashyah che «essendo stato esaltato dalla destra di Eloah, e avendo ricevuto dal Padre la Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite» (Atti 2:33): anche qui vediamo che è Yahushua Colui che battezza con lo Spirito Santo e lo «sparge» negli eventi miracolosi della Pentecoste.
Nella Scrittura troviamo che chi battezza è sempre Yahushua, mai la Spirito Santo da solo, eppure i credenti carismatici dicono spesso:
«Abbiamo ricevuto il battesimo dello Spirito Santo», intendendo con questo dire che lo Spirito Santo ha fatto qualche cosa. Può darsi che ammettono di essere stati battezzati dal Messyah al momento della conversione, però insisteranno nel dire che il «battesimo dello Spirito» è avvenuto in seguito, dopo che l’hanno ricercato con tutto il cuore. Abbiamo invece visto che lo Spirito non battezza alcuno, è l’elemento del battesimo; chi battezza è Yahushua, proprio come Giovanni Battista battezzava con l’acqua, egli ci battezza nel Suo corpo con lo Spirito Santo di Eloah.

Quando qualche carismatico ci chiede: «Hai ricevuto il battesimo dello Spirito Santo?», possiamo rispondere subito: «Il battesimo dello Spirito Santo non esiste; se invece intendi il battesimo con lo Spirito Santo allora la risposta è si, l’ho ricevuto, come ogni altro netzarym battezzato che segue fedelmente Yahushua come suo discepolo».
In 1 Corinzi 12:12-13 Paolo afferma con forza che tutti i credenti sono battezzati  con  un  unico  Spirito  in  un  unico  corpo  e  sono  perciò  governati  da  un  unico principio vitale, perché in loro dimora un unico Ha'Mashyah. Ignorando il fatto che Yahushua battezza servendosi dello Spirito Santo, distruggiamo la dottrina dell’unità del corpo. In che modo? Tagliando «fuori» certe persone che consideriamo appartenenti ad una specie di limbo e non facenti parte del corpo di Yahushua: ma è davvero possibile essere discepoli e non fare parte di Ha'Mashyah?

Ci  sembra  opportuno  citare  alcune  dichiarazioni  di  Larry  Christenson,  noto carismatico  luterano,  che  apparentemente  non  ha  ben  afferrato  il  chiaro  inse- gnamento di 1 Corinzi 12:13: «Oltre alla conversione, alla certezza della salvezza, all’avere  l0  Spirito  Santo,  esiste  un  battesimo  con  lo  spirito  Santo,  che  per  la mente umana non ha senso, proprio come non ebbe senso per Yahushua l’essere battezzato da Giovanni». Christenson, dunque, preferisce optare per ciò che «non ha senso», piuttosto che accettare semplicemente la verità molto sensata di 1 Corinzi 12:13! Ma il battesimo che Yahushua ricevette da Giovanni, fu indubbiamente molto sensato perché in quel modo il Signore si identificò con il ravvedimento degli Israeliti che cercavano il vero Messia. Christenson, comunque, continua dicendo: «il battesimo con lo Spirito Santo a volte può avvenire spontaneamente, altre volte in seguito alla preghiera e all’imposizione delle mani; a volte si riceve dopo il battesimo in acqua, altre volte prima; certe volte è contemporaneo alla conversione, altre volte la segue dopo un intervallo di tempo... Nella Scrittura, però, troviamo un ‘importantissima costante: non si dà mai per scontato che qualcuno sia stato battezzato con lo Spirito Santo: quando una persona ha fatto questa esperienza, lo sa e basta». Con queste affermazioni Christenson non fa altro che basare la verità sull’esperienza, ma vedremo fra un istante come il battesimo con lo Spirito Santo sia un fatto e non un’esperienza legata a qualche sensazione emotiva.

Che cosa significa essere battezzati con lo Spirito Santo?

Innanzitutto si deve puntualizzare che 1 Corinzi 12:13 è un versetto in cui non troviamo neanche una goccia d’acqua intendendo con ciò dire che in questo brano, e lo stesso vale per Romani 6:3-5, Paolo sta parlando della presenza dimorante  e  pervasiva dello Spirito Santo di Eloah. In questi passi non si parla del  battesimo in acqua, per quanto esso sia importante in altri contesti, ma di un’immersione spi- rituale indicata dal termine greco baptizo (cfr. Galati 3:27). Il battesimo, dunque, è una realtà spirituale che mette il credente in un rapporto vitale con Yahushua e perciò essere battezzati con lo Spirito Santo significa che Ha'Mashyah ci inserisce, per mezzo appunto dello Spirito Santo, nell’unità del Suo corpo e ci provvede di un principio vitale comune che ci unisce con chiunque altro creda in Lui: il battesimo con lo Spirito Santo fa si che tutti i veri netzarym siano UNO con lui e col Padre.

Quando un carismatico insiste nel dire che c’è una seconda esperienza chiamata battesimo dello Spirito Santo, in pratica ridefinisce la dottrina della salvezza, dicendo che essa non è compieta come pensavano, perché «c’è qualcosa di più».
Spesso Giovanni 7:37-38 viene usato proprio per provare la necessità di questo «qualcosa in più», con l’idea che, anche se puoi essere salvato ed avere la Spirito Santo in una certa misura, di certo non hai fiumi di acqua viva che ti sgorgano dal seno. I carismatici, insomma, di solito ammettono che il credente ha la Spirito Santo, però dicono che la vera potenza si ottiene solo con il battesimo.

Sentiamo che cosa dice Giovanni 7:37: «Or nell’ultimo giorno, il gran giorno della festa, Yahushua, stando in piedi, esclamò: Se qualcuno ha sete, venga a me e beva». Ma perché si espresse cosi? Per capirlo si deve assolutamente considerare il momento preciso in cui pronunciò queste parole, e cioè l’ultimo giorno della Festa del Tabernacoli. In questa ricorrenza, il sacerdote ebraico prendeva una brocca d’acqua, ne spargeva a terra il contenuto per celebrare il giorno in cui Dio, a Meriba, aveva provveduto l’acqua al popolo di Israele (Esodo 17:7) e, poi, alla fine della cerimonia, tutta l’assemblea citava a memoria le parole di Isaia 12:3 «Voi attingerete con gioia l’acqua dalle fonti della salvezza».

Nel bel mezzo della festa, dunque, Yahushua si alza ed in pratica dice: «Ecco, se sie- te davvero assetati, avete bisogno dell’acqua che solo io vi posso dare, perché la vostra sete è spirituale, ed io posso darvi la salvezza» e con l’invito ad essere salvati promette ciò che sarebbe avvenuto se avessero bevuto di quell’acqua: «Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno» (Giovanni 7:38).

Gesù dunque stava promettendo la salvezza per mezzo della fede in Lui: ma adesso guardiamo il versetto successivo, in cui Giovanni dà un’ulteriore spiegazione: «Disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui; lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Yahushua non era ancora glorificato.» (v. 39).
Alcuni carismatici diranno subito, «Ecco, vedi, questo versetto dice che per ri- cevere quei fiumi d’acqua viva dobbiamo essere battezzati dallo Spirito Santo»; ma non è affatto vero! Chi è che riceve lo Spirito Santo? La persona che crede veramente in Yahushua e lo imita! E quanto ne riceve? Tutto quello che serve! Secondo Giovanni 7:38 dal credente sgorgheranno fiumi d’acqua viva e la grandezza del fiume dipenderà dalla nostra obbedienza e sottomissione a Yahushua e allo Spirito Santo che dimora in noi, ma certamente non c’è alcun bisogno di un ulteriore battesimo dello Spirito per ricevere quel fiume d’acqua viva: ci viene dato dal momento preciso in cui crediamo e siamo battezzati nell’obbedienza a Yahushua col corpo, con la mente e con lo spirito.
Tutta la Bibbia ci mostra che l‘unica condizione necessaria per avere «fiumi d’acqua viva» (cioè per essere battezzati con lo Spirito Santo che viene ad abitare in noi) è credere sinceramente in Yahushua con tutto quello che ne consegue.

Abbiamo  già  visto,  che  i  carismatici  ritengono  che  Atti  11  sia una  delle  numerose  «prove»  della  necessità  di  avere  un  battesimo  dello  Spirito Santo; eppure l’apostolo Pietro, raccontando la conversione dei Gentili a Cesarea, dice: «E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro, com‘era sceso su noi da principio» (Atti 11:15). Fu sicuramente una vera sorpresa per lui vedere che quelli di Cesarea, che per giunta non erano Ebrei, al momento della conversione avevano ricevuto lo stesso Spirito Santo che aveva avuto lui, ma, poiché capisce subito quello che sta succedendo, continua il suo racconto dicendo: «Mi ricordai allora della parola del Adonì, che diceva “Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo”. Se dunque Eloah ha dato a loro la stesso dono che ha dato anche a noi che abbiamo creduto nel Adonì Yahushua Ha'Mashyah, chi ero io da potermi opporre a Eloah?” (Atti 11:16~17).
Dalle parole di Pietro risulta chiarissimo: quelli che credono in Yahushua ricevono la Spirito Santo. E infatti la Scrittura non ordina mai ai netzarym di essere battezzati «da», o «di» Spirito Santo, né tanto meno esorta i credenti a ricevere lo Spirito Santo. Ogni credente che si è pentito, ravveduto e battezzato receverà lo Spirito Santo ed è su questa certezza che si regge la nostra unità in Yahushua di cui parla 1 Corinzi 12:13.

Paolo ha detto: «Infatti noi tutti abbiamo ricevuto il battesimo di un unico Spirito», e ha usato il tempo passato proprio perché il battesimo era già avvenuto; non dobbiamo farne un'esperienza mistica, perché è già un fatto compiuto: siamo uniti con Yahushua e la vita del Messyah è già venuta a vivere in noi.E che dire del battesimo dello Spirito che troviamo nel libro degli Atti? È possibile che un credente carismatico cerchi di replicare a questo problema di 1 Corinzi 12:12-13 e, rifacendosi agli eventi descritti in Atti, dica che, nel primo capitolo di questo libro, i discepoli di Yahushua «dovettero aspettare il battesimo della Spirito». Questo è vero, dovettero aspettare, ma perché lo Spirito Santo non era ancora  sceso  sulla  Qahal nel suo insieme,  in  quanto  non  era ancora iniziata l’età  dello  Spirito;  lo Spirito Santo doveva venire per la prima volta per iniziare qualcosa di nuovo e lo fece il giorno della Pentecoste. Il  fatto che Egli sia venuto in quel giorno, su coloro che aspettavano, non significa che debba continuare a venire. Non c’è alcun bi- sogno che la Pentecoste si ripeta continuamente, cosi come non è assolutamente necessario che Yahushua nasca a Betlemme ogni anno. Il nostro Adonì è nato una volta, è vissuto una volta, è stato battezzato una volta, è morto una volta, è risorto una volta e questo è stato più che sufficiente: lo Spirito Santo è venuto nella Qahal come descritto nel libro degli Atti e perciò chiunque ora crede e diviene parte della Qahal, il corpo di Yahushua, riceve con il battesimo lo Spirito Santo.

Della situazione dei Samaritani che appare in Atti cap. 8, possiamo rilevare che «l’intervallo» fra il momento della loro conversione e quello in cui ricevettero la Spirito Santo fu necessaria solamente perché gli apostoli potessero essere presenti.
Atti 19, invece, ci mostra una situazione del tutto diversa, perché quelli a cui Paolo parlava avevano avuto soltanto «il battesimo di Giovanni», quindi non erano ancona credenti e discepoli di Yahushua! Fu quando l’apostolo testimoniò di Ha'Mashyah ed essi si convertirono che ricevettero la Spirito Santo: tutto nello stesso momento.
Comunque una volta terminati questi eventi transitori, la dottrina dello Spirito Santo divenne molto chiara, perciò, nelle lettere di Paolo ed in tutte le scritture del Nuovo Testamento, leggiamo costantemente che “noi tutti abbiamo ricevuto il battesimo di un unico Spirito per formare un unico corpo”.

Che differenza c’è fra Il battesimo e la pienezza?

Più parlo dei carismatici, più studio i loro scritti e più mi convinco di come confondano il battesimo con lo Spirito Santo, che inserisce il credente nel corpo della Qahal di Yahushua, con la pienezza dello Spirito Santo, che produce la nuova vita  efficace per essere scritti nel libro della vita. (vedi Ef. 5:18-6:11). Il credo pentecostale è in errore quando dice: «Crediamo che il battesimo dello  Spirito  Santo,  secondo  Atti,  viene  accordato ai cristiani che lo chiedano» (9). Ma in Atti 2 non si dice affatto che quei cristiani abbiano chiesto la Spirito Santo, bensì che Egli venne su di loro; perciò prima essi furono battezzati con lo Spirito Santo  e  poi  riempiti  (vedi  vv.  1-4).  il  versetto  3  dice  che  apparvero  delle  lingue come di fuoco che si divisero e si posarono una su ciascuno dei discepoli, ma che cosa  dice  il  versetto  4?  Incomincia  con  la  parola  «e»,  mediante  un  qualcosa  di addizionale, e dice: «E tutti furono ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi ». 
In  Atti  2:1-4,  perciò,  troviamo  due  verità  distinte:  la  prima  ci  dice  che,  alla Pentecoste, i credenti furono battezzati nel corpo di Yahushua con lo Spirito Santo; la seconda, che p0i lo Spirito Santo li riempì dando loro la capacità di parlare in altre lingue, perché dessero una potente testimonianza. Ma il credente di oggi come fa a conoscere la pienezza dello Spirito Santo? La Pentecoste è stata un’esperienza unica, irripetibile; oggi non egli non ha più bisogno di una «Pentecoste» personale perché è già stato battezzato con lo Spirito Santo dal Adonì Yahushua: tutto ciò di cui ha bisogno, piuttosto, è di sottomettersi e ubbidire allo Spirito Santo che è già in lui ed avere così la Sua potenza.

Nella Bibbia non ci viene mai insegnato che si debba cercare o aspettare il battesimo dello Spirito Santo, né tanto meno che si debba frequentare qualche gruppo di persone da cui imparare a parlare in lingue; c’è un solo modo per conoscere la potenza dello Spirito Santo nella tua vita — ubbidisci a Yahuveh con umiltà: se cammini nell’obbedienza alla Parola di Eloah, lo Spirito stesso potenzierà la tua vita spirituale (vedi Ga. 5:25).
Anche la seconda parte di 1 Corinzi 12:13 è particolarmente importante: tutti i credenti sono «stati abbeverati di un unico Spirito». Questo è un pensiero bellissimo  perché  ci  dice  che  non  solo  siamo  stati  immessi  in  Qualcuno  (Yahushua),  ma che qualcosa è stato immesso in noi (lo Spirito Santo) e se siamo veri netzarym e abbiamo lo Spirito Santo, i nostri corpi sono il Suo tempio (1 Co. 6:19): Eloah abita nei nostri corpi (2 Co. 6:16).

Perciò non siamo semplicemente immersi nella vita di Yahushua, ma la sua stessa vita è in noi e, con essa, tutte le risorse di cui abbiamo bisogno, perché la promessa dello Spirito Santo è stata pienamente e completamente adempiuta. Su questo punto la Bibbia è chiarissima e dice che non c’è proprio niente da aspettare, ma piuttosto che dobbiamo sottometterci e ubbidire completamente a Colui che è già in noi. Abbiamo visto all’inizio, che ci sono tanti modi di «ricevere il battesimo dello Spirito» quanti sono gli scrittori carismatici che ne parlano: ma perché tutta questa confusione e contraddizione? Perché questi non si limitano a citare semplicemente la Bibbia e a lasciarsi guidare da essa? La ragione è semplice: la Bibbia NON ci dice come ricevere il battesimo dello Spirito, perché ci dice che siamo già stati battezzati dallo Spirito nel momento in cui abbiamo creduto, ci siamo pentiti, abbiamo ubbidito ai comandamenti di Eloah e siamo stati battezzati nel nome del Padre, nel nome del figlio e con lo Spirito Santo.

Una delle realtà più grandiose che i netzarym possiedono è contenuta in due affermazioni brevi, ma estremamente appaganti, una di Paolo e una di Pietro: “E in Lui voi avete tutto pienamente». «La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtù» (2 Pi. 1:3). Come? Nella conoscenza di Eloah e di Yahushua nostro Adonì.

          Non c’è ragione pertanto di cercare di ottenere ciò che è già stato offerto gratis.



Ha'leluyah