06 ottobre 2009

BABILONIA LA MADRE DELLE MERETRICI

27 settembre 2009

I CINQUE ASPETTI DELLA VERA FEDE


(Testo iniziale di riferimento da leggere prima di continuare: Ebrei 11:1,6)



INTRODUZIONE


L’apostolo Paolo fornisce la miglior definizione di fede che si possa trovare: “Certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono”, una definizione che è di per sé un paradosso:

1. “CERTEZZA e SPERANZA” sembrano essere due concetti opposti. Per esempio, uno studente dice all’inizio dell’anno scolastico: “Spero di essere promosso” proprio perché non ha l’assoluta certezza di questa promozione. Se, d’altra parte, ne è certo non ha più bisogno di sperare. Ma nella fede questi due concetti vanno insieme.

2. Anche la seconda definizione è problematica per il mondo odierno, ormai abituato a credere solo in ciò che vede e può toccare. Paolo invece mette insieme DIMOSTRAZIONE e INVISIBILITÀ.

La fede ci viene presentata nella Bibbia come una NECESSITÀ (Ebrei 11:6) e, allo stesso tempo, come un DONO del cielo. Il famoso giornalista Indro Montanelli soleva dire: “Se la fede è un dono di Dio, allora è colpa sua se a me non l’ha dato!”. Quello che Montanelli non riusciva a capire è che questo dono è disponibile a tutti: si tratta solo di accettarlo o rifiutarlo.

Usando un’immagine moderna, potremmo dire che il Signore ha spedito un assegno in bianco a tutti: chi lo prende in parola, va in banca a riscuoterlo e mette la cifra di suo pugno. Ognuno di noi, in pratica, decide SE avere fede o no e QUANTA fede avere: sono due decisioni che competono all’uomo!

È dunque della massima importanza che noi capiamo bene che cosa vuol dire fede in tutte le sue sfaccettature. Oggi prenderemo in esame cinque aspetti fondamentali di una fede forte:

1. LA FEDE VERA NON HA BISOGNO DI PROVE

Noi crediamo per fede in cose che non richiedono per noi una controprova. Facciamo un paio di esempi.

a) L’ispirazione della Bibbia

Crediamo che le SS. Scritture portino l’impronta di Colui che le ha ispirate ed abbiamo di questo fatto molteplici “evidenze”, ma nessuna “prova”, nel senso scientifico del termine.

Il fatto che la Bibbia sia stata scritta durante l’arco di 1600 anni da autori di epoca, cultura ed estrazione completamente diverse e non cada mai in contraddizione con se stessa, per esempio, ci porta a pensare che ci sia stata una mente intelligente, precisamente quella di Dio, che abbia seguito la sua stesura.

Il fatto che Mosè abbia scritto un complesso di leggi sull’igiene e l’alimentazione che sono state riconosciute come valide dalla scienza moderna e che medici illustri e ricercatori dichiarino che l’uomo ha perduto moltissimo nel lasciarle da parte, c’induce a pensare che la sua affermazione di aver ricevuto queste istruzioni direttamente da Dio sia plausibile, anche perché esse andavano in controtendenza con quella che era la scienza medica del suo tempo ed anche dei millenni a venire. Dice il Prof. Luciano Pecchiai, illustre primario patologo di un ospedale pediatrico di Milano: “Per quello che riguarda la Bibbia, abbiamo tralasciato la sua saggezza anche perché la Chiesa stessa, dopo che fu chiaro che Galileo aveva scientificamente ragione, si premunì da altri smacchi affermando che essa conteneva soltanto verità religiose e non certezze scientifiche. Abbiamo perso così un' importante eredità culturale che va assolutamente recuperata: tanto più che da anni ormai la scienza ne ha confermato la validità.” (da un articolo di La Repubblica del 17-1-1986)

Il fatto che le profezie bibliche si siano avverate con una precisione millimetrica con anni, secoli e a volte millenni di anticipo, ci porta ad accettare il dono profetico che sta alla base di queste predizioni. Se i profeti che asserivano di aver ricevuto delle visioni, delle rivelazioni da Dio, erano dei pazzi visionari, come mai - diciamo - ci hanno sempre ed immancabilmente azzeccato?

Si comprende però come tutti questi ragionamenti costituiscano delle evidenze dell’ispirazione biblica, non delle prove del genere: 2+2=4. Senza la fede non è possibile credere al tocco divino nella stesura delle SS. Scritture.

b) La creazione

Altrettanto per fede noi crediamo che il racconto di Genesi cap. 1 sia attendibile e che all’origine della vita, nelle sue svariate forme, ci sia Iddio e non il caso. Anche di questo abbiamo molte evidenze, ma nessuna prova, perché - dopotutto - nessuno di noi è stato testimone di quanto è successo!

Un famoso scienziato francese un giorno ha detto: “Il calcolo delle probabilità ci dice che è assolutamente impossibile che la vita si sia prodotta per caso… Tuttavia - dal momento che Dio non esiste - vuol dire che questo pur remotissimo caso si è prodotto!”.

Voi capite che questo ragionamento non ha niente di scientifico, perché antepone alla tesi un’ipotesi di genere filosofico: “Dio non esiste:..”! Invece che chinarsi umilmente sui fatti ed ammettere che la scienza boccia senza appello la generazione spontanea della vita e che, quindi, i “fatti” ci indicano la necessità di una Intelligenza creatrice, si preferisce credere ciò che i fatti contraddicono. La premessa “Dio non esiste” inquina tutto il ragionamento seguente.

Ho letto in un libro scientifico l’esempio del branco di scimmie che scrive a macchina: che probabilità avrebbero, scrivendo per secoli e secoli, di far saltare fuori per caso un’opera complessa come “La Divina Commedia”? Nessuna ci dice la logica, nessuna ci dice il calcolo delle probabilità… E allora noi, come credenti, pensiamo che ci voglia più credulità a supporre la generazione spontanea della vita piuttosto che fede nel racconto biblico della creazione. Tuttavia, queste sono solo EVIDENZE, non PROVE.

Approfondiamo con un ragionamento un po’ più concreto: I biochimici hanno scoperto che un solo batterio contiene non meno di 1500 enzimi e ciò senza includere altri composti chimici complessi. Gli enzimi sono proteine, ciascuna delle quali formata da alcune centinaia di amminoacidi. Ogni enzima è molto complicato, ed ha un compito specifico da svolgere...

Le lettere in questa frase sono state ordinate in una sequenza precisa, in modo che la frase venisse scritta e compresa. È lo stesso per l'enzima. I venti diversi generi di amminoacidi conosciuti, che si combinano in lunghe catene per costruire l'enzima, devono essere sistemati nell'ordine esatto perché ogni enzima abbia la sua esclusiva funzione e possa essere efficiente.

Quando si esamini la questione della possibilità che questi agenti chimici si siano combinati grazie a processi casuali, numerosi scienziati sono pronti ad asserire che non esiste possibilità alcuna che gli amminoacidi abbiano potuto formare gli enzimi fortuitamente.

I matematici vedono la questione dal punto di vista delle leggi delle probabilità. Considerate quanto segue: se ci sono tre elementi (1,2,3), ci saranno sei modi possibili di raggrupparli, cioè: 123,132,213,231, 312,321.

Le leggi delle probabilità ci dicono che la probabilità che l'esatta combinazione possa realizzarsi per caso è di uno su sei. Si calcola così: 1x2x3 = 6. Ma se gli elementi salgono da 3 a 5, le combinazioni possibili diventano 120. Se aggiungo un solo elemento, arrivando così a 6, le combinazione passano a ben 720.

La probabilità che una proteina delle 1500 necessarie, come minimo, per formare un batterio… una proteina di 200 amminoacidi, messi nella loro giusta sequenza, si possa formare per puro caso è solamente di una su 1026 0 x 202 00 (cioè: 1 seguito da 260 zeri moltiplicato per 2 seguito da 200 zeri).

Per darvi un'idea migliore di quanto siano immensi questi numeri, considerate il fatto che il numero degli elettroni che potrebbero essere racchiusi nell'Universo visibile in un raggio di cinque miliardi di anni-luce, senza assolutamente nessuna porzione di spazio vuota, ammonta a 101 30 , ovvero 1 seguito da 130... un’inezia confrontato con il numero detto prima.

Ma se, per un “miracolo”, questo fosse successo, ne sarebbe scaturita una singola molecola. Ma miliardi di tonnellate di molecole di diverse proteine e di DNA sarebbero stati necessari per dare inizio alla vita. Matematicamente parlando, è praticamente impossibile che questa probabilità si sia verificata.

Questa per noi è EVIDENZA che la nostra fede in una vita creata da un’Intelligenza superiore, che la Bibbia individua in un Dio personale, è ragionevole.

Tuttavia con questo non mi posso illudere di aver dimostrato matematicamente l’esistenza di Dio, perché la realtà di Dio sfugge alla mente umana ed ha sempre e comunque bisogno della fede per essere accettata.

2. LA FEDE GENUINA NON HA BISOGNO DI UN’ESPERIENZA PRECEDENTE

Noè

Finora abbiamo parlato di evidenze… Ma che evidenza aveva Noè che un giorno sarebbe piovuto sulla terra? Nessuna, perché ancora non era mai successo.

Giosuè

Si era mai sentito che le mura di una città fossero cadute girandoci intorno al suono di trombe suonate da sacerdoti? Eppure Giosuè e tutto il popolo d’Israele credettero che Gerico sarebbe stata presa in questo modo, perché avevano fede nella parola del Signore ed ottennero una strepitosa vittoria.

Pietro

Chi aveva mai sentito parlare che un uomo potesse camminare sull’acqua? Eppure Pietro credette che, all’ordine di Gesù, avrebbe potuto farlo e lo fece. Cominciò ad affondare nell’acqua solo dopo aver perso la fede e fu rimproverato per questo dal Maestro.

Naaman

Chi aveva mai sentito parlare che un lebbroso potesse essere guarito dalla sua terribile malattia tuffandosi per sette volte nel fiume Giordano? Neanche Naaman ne aveva mai sentito parlare, pure - dopo un primo momento di smarrimento - ci credette ed ottenne un grande miracolo.

3. LA VERA FEDE NON DIPENDE DALL’INCORAGGIAMENTO DELLA FAMIGLIA

Matteo 10:34-37 > Con linguaggio provocatorio, Gesù descrive qui la possibilità che la fede sia causa di divisione nel cuore stesso della famiglia. Nessuno è più interessato di Dio all’unità della famiglia, ma NON a costo della fede di qualche membro della famiglia.

Nel Nord-Ovest degli Stati Uniti un giovane architetto di nome Randy aveva accettato Gesù come suo personale Salvatore ed era diventato avventista. Dopo sette anni dalla sua conversione, durante la visita di un predicatore nella sua chiesa, si sentì chiamato al ministero pastorale.

Aveva trent’anni ed era già milionario. Stava progettando una famosa catena di supermercati in quel momento. Abitava in una splendida casa sul golfo.

Appresa la sua decisione, la moglie gli chiese il divorzio, ma lui sentiva la chiamata del Signore e non volle recedere. Restituì i suoi attestati e divenne pastore; la moglie, divorziando, gli portò via quasi tutto il denaro e la casa. Lui ottenne la custodia dei due figli ed andò ad abitare in un piccolo appartamento vicino alla piccola chiesa che gli era stata affidata; si sentiva ricco e felice. La comunità che gli era stata affidata si trovava al centro della città, contava solo venti membri ed era in continua decrescita.

La voce si sparse, tutti volevano andare a sentire l’ex-milionario architetto che aveva scelto di predicare la salvezza in Cristo; dopo un anno la chiesa che dirigeva contava 150 membri. Ecco un esempio di fede che porta molto frutto, facendo a meno dell’incoraggiamento della famiglia, anzi della persona più vicina: il coniuge.

4. LA FEDE AUTENTICA NON DIPENDE DALL’INCORAGGIAMENTO DEI FRATELLI


Succede di passare attraverso questa disarmante esperienza… Succede che i fratelli, non solo manchino d’incoraggiarci, ma addirittura ci scoraggino, magari con la critica, con il pettegolezzo, con la mancanza d’amore. A volte ci scoraggiano senza nemmeno rendersene conto.

Ma se ci succede che la nostra fede dipenda dall’approvazione e dall’affetto dei fratelli, vuol dire che non abbiamo dimorato abbastanza in Cristo. Noi abbiamo bisogno di una fede che non richieda incoraggiamenti esterni, altrimenti che ne sarà di noi se dovessimo vedere l’apostasia di fratelli che stimavamo, o se dovessimo vivere gli anni precedenti il ritorno di Cristo quando potremmo essere chiamati a testimoniare della nostra fede, totalmente separati dai nostri fratelli? Le più grandi sconfitte e delusioni, se vissute con fede, possono trasformarsi in poderose vittorie.

Oltre due secoli fa, un giovane di venticinque anni, William Carey partecipò ad un’assemblea della chiesa alla quale apparteneva. Alla domanda del presidente Ryland se vi fossero altre questioni da sottoporre all’assemblea, William balzò in piedi dicendo: “Mi stavo chiedendo se l'ordine del Signore dato agli apostoli di predicare in tutte le nazioni, è valido anche per noi oggi!”

Si sieda, giovanotto - ordinò il Dott. Ryland - Quando Dio vorrà convertire i pagani, potrà farlo senza il suo aiuto!”

Carey ubbidì e si sedette, ma non smetteva di pensare all’ordine del Signore. Andò a casa a studiare la Bibbia e lesse tutto ciò che poté trovare riguardo alle varie nazioni. Fece una mappa del mondo, che attaccò alla parete della sua bottega di calzolaio. Lì sopra scrisse qualche appunto sulle popolazioni che vivevano in ogni nazione. Più studiava e più si convinceva che i tempi fossero maturi per portare l'Evangelo in tutto il mondo.

Nel 1792 chiesero a William di predicare ad un incontro dell'Associazione Battista. Egli scelse il testo di Isaia 54:2 : “Allarga il luogo della tua tenda.”

«Il Signore ci sta chiamando per portare la buona novella della Sua grazia salvifica ai pagani che sono nelle tenebre - tuonò Carey - Dobbiamo guardare al di là della nostra cerchia ristretta verso i punti più lontani della terra, dove milioni non hanno mai nemmeno sentito nominare Cristo. Non dobbiamo solo aspettarci grandi cose da parte di Dio, ma dobbiamo tentare grandi cose per Lui!.»

Qua e là gli uomini annuivano approvando, ma la riunione si concluse senza che fosse presa alcuna decisione di agire. Ma William si rifiutò di farsi scoraggiare da questo atteggiamento e, dietro sua insistenza, dopo quell'incontro, fu fondata una Società Missionaria e lui stesso partì per l’India. Restò laggiù quarant'anni e tradusse la Bibbia in quaranta lingue diverse.

Pensiamo a quante anime sarebbe stata negata la possibilità di conoscere il Signore nella propria lingua, se questo giovane fosse dipeso dall’incoraggiamento dei suoi fratelli, che avevano della missione affidataci da Cristo una visione estremamente più miope della sua!

5. LA FEDE DEVE SUSSISTERE ANCHE SENZA L’APPARENTE INCORAGGIEMENTO DI DIO

Matteo 15:22-28 > C’è un esempio biblico che illustra questo concetto: la donna siro-fenicia. Gesù prova la sua fede fino al midollo. Egli sa che i Giudei chiamano i pagani “cani” e, anche per impartire una lezione ai Suoi discepoli, sembra scoraggiarla dal continuare a chiedere. Come avremmo reagito noi?

La nostra fiducia nelle promesse di Dio dev’essere tanto radicata da non mollare la presa nemmeno di fronte ad un Suo silenzio. Per poter crescere, la nostra fede ha bisogno di essere provata fino al punto di rottura, poi - al momento opportuno - Dio saprà dare il Suo incoraggiamento straordinario.

Altro esempio biblico: Dio chiede ad Abramo di offrirgli in sacrificio Isacco. Il silenzio di Dio dura tutto il tempo del viaggio: tre lunghi giorni durante i quali il patriarca si arrovella il cervello con ogni domanda possibile e chiede conferme, senza tuttavia riceverle.

Resta solo il primo terribile ordine divino: “Prendi il tuo figliuolo, il tuo unico, ed offrimelo in sacrificio sul Monte Moriah!”.

Solo quando la sua fede riesce a superare il silenzio di Dio, quel terribile fardello gli viene tolto dalle spalle: il Signore gli parla, fermando la sua mano che si era alzata munita di coltello per stroncare la vita del giovane figlio.

In quell’occasione Dio gli rivela il grande piano di salvezza concepito dal cielo per l’umanità. Abramo capisce, come nessun altro uomo sulla terra potrà mai, la grandezza del sacrificio del Padre celeste nell’offrire il Figlio per la salvezza dell’uomo peccatore.

CONCLUSIONE

Dunque eccolo il segreto: decido di fidarmi di Dio ora per ora, giorno per giorno, senza occuparmi del peso del domani e senza occuparmi di come mi sento e degli incoraggiamenti che ricevo o non ricevo:


LA FEDE È UNA DECISIONE VOLONTARIA, RAZIONALE,

NON HA NULLA A CHE VEDERE CON LE MIE EMOZIONI.


Quando l’avremo capito, avremo anche carpito il segreto della fede che sa spostare le montagne!!

Dio Benedica coloro che rinunciando a sè stessi compiono pienamente in ogni aspetto la SUA Volontà.

22 settembre 2009

FALSI PROFETI MODERNI

28 giugno 2009

Il ritorno di Gesù Cristo




I cristiani che rimarranno in piedi fino alla fine, avranno la Parola di Dio viva in sè stessi. La Bibbia sarà sempre là e lo Spirito Santo parlerà ancora nei loro spiriti. Lo Spirito Santo non ci sarà più come lo è attualmente. Sarà un pò come nel Vecchio Testamento dove lo Spirito Santo agiva di modo molto limitato, puntuale e occasionale. Ma la Parola di Dio mostrerà a questi cristiani che questi sette anni di tribolazioni sono là. Il libro dell'Apocalisse sarà là per guidarli, per mostrare loro che fuggiranno nelle caverne e le colline per evitare la persecuzione dell'Anticristo che dirà loro : "Adesso accetta il marchio della bestia. Se vuoi vivere, vendere o comperare, devi avere questo marchio, lo dico per amor tuo."

L'Anticristo dirà: "Ve lo dico per amore vostro e per il vostro bene. Vedrete, sarà meglio per voi, tutto sarà regolato dal grande governo che si occupera di voi nei minimi dettagli, vi sarà dato del lavoro, vi sarà dato del denaro, avrete tutto in abbondanza e per facilitare le transazioni prendete questo piccolo marchio, è una cosa da nulla . Se rifiutate quello che vi dico, siete degli oppositori e dei nocivi e saremo obbligati a mettervi in disparte. Perchè adesso siamo liberi di mettere in opera il nostro governo di pace e di prosperità."
Sarà questo genere di argomenti che l'Anticristo darà. Ma il risveglio avverrà in quel momento ed il Signore mostrerà loro: "Se vuoi uscirne, se non vuoi andare in perdizione, devi rifiutare questo marchio. L'Apocalisse ci dice che tutti quelli che l'accetteranno sulla mano o sulla fronte saranno perduti. Ci sarà una grande seduzione. Credete che all'inizio del periodo arriveranno dicendo: " Prendi questo marchio o ti uccido" ? No, sarà una seduzione, saranno mostrati tutti i vantaggi del marchio. Quelli che non sono illuminati dalla Parola saranno sedotti e l'accetteranno dicendo: "Che male c'è, ma quale male?". Certe grande famiglie reali hanno già incominciato a far impiantare delle piastrine elettroniche sotto la pelle dei loro figli per ragione di sicurezza. Se i figli vengono rapiti, si possono seguire le loro tracce. È semplice, si prende una siringa, si inietta una piccola piastrina, che è più piccola di un grano di riso, sotto la pelle. Questa piastrina contiene tutte le informazioni elettroniche ed un ricetrasmittente che può essere controllato a distanza. Questo esiste per gli animali. Lo si fa per ricuperare i cani persi o i figli delle corte reali che rischiano di essere rapiti. Tutte le persone che saranno sulla terra rientreranno, per amore o per forza, in questo sistema. I cristiani che sono rimasti e che si sono risvegliati, troppo tardi, dovranno rifiutare il marchio e saranno tutti uccisi, tutti senza eccezione. Non bisogna credere che l'Anticristo verrà dicendo : "Ti concedo grazia, rispetto la tua libertà di religione, puoi fare come vuoi." Niente affatto! Questo sarà presentato in modo molto seducente. Quelli che resisteranno fino alla fine e che rifiuteranno il marchio della bestia, il libro dell'Apocalisse dice : "Chi dovrà andare in prigionia andrà in prigionia, chi dovrà perire di spada, perirà di spada." E noi siamo molto vicini a questi tempi!

Bisogna che i cristiani si sveglino prima della fine e che possano dire : "Signore, se ritorni adesso, che sia in un secondo, questa notte, domani o fra un mese, sono pronto".
Dobbiamo essere convinti dalla Parola che siamo negli ultimi tempi. Leggerò alcuni versetti nell'Evangelo di Matteo. In Matteo 24, al versetto 1, Gesù guarda il Tempio ed i suoi discepoli gli si accostano per fargli osservare gli edifici. Gesù dice loro al versetto 2 : "Non vedete voi tutte queste cose? In verità vi dico che non resterà qui pietra su pietra che non sarà diroccata. Poi, mentre era seduto sul Monte degli Ulivi, i discepoli gli si accorstarono in disparte, dicendo: dicci, quando avverranno queste cose? E quale sarà il segno della tua venuta e della fine dell'età presente?". E' molto chiara questa domanda. "E Gesù rispondendo, disse loro : guardate che nessuno vi seduca !".
Il segno del prossimo ritorno di Gesù il segno più grande, più forte, è la seduzione.
La seduzione che riempirà tutta la terra, che riempe attualmente il mondo intero e la Chiesa del Signore Gesù. Ogni tipo di falsa dottrina si presenterà sotto una luce molto religiosa, molto emotiva, molto emozionale, ben circondata da pomata e merletto religioso affinché si creda alla menzogna. In tutte queste false dottrine, le varie chiese insistono su documenti o libri che non sono la Parola, o con ogni tipo di interpretazioni teologiche della Parola di Dio che portano completamente fuori strada. Queste false dottrine sono delle seduzioni per ingannare i cristiani e fare in modo che non siano pronti. Ma se interroghiamo il Signore, Lui ci mostrerà quale è la buona interpretazione della Parola.

13 maggio 2009

PERCHE' CRISTO E' MORTO PER NOI?




Prima di morire sulla croce Gesù disse:


"E' compiuto! E chinato il capo, rese lo Spirito"

(Giovanni 19:16-30)


Tutti i popoli hanno da sempre avvertito la necessità di offrire olocausti e sacrifici per placare le divinità pagane indignate a motivo del peccato. Paura, superstizione e ignoranza hanno costituito gli ingredienti di chi non conosce la Legge di Dio.

Speranza e fede sono invece gli elementi di chi tale legge conosce e desidera seguire. Per comprendere a fondo il significato e la grandezza del sacrificio di Cristo e della salvezza ad esso legata è necessario ripercorrere, per un attimo, la storia del popolo d'Israele.

Il popolo ebraico conosceva la Legge di Dio e presentava i sacrifici di riparazione da Lui richiesti (Levitico 6:5) perché rimanesse desto il senso della colpa e si cercasse in Lui l'alimento della speranza. Andando ancora più indietro nel tempo leggiamo, sempre nella Scrittura, che l'offerta di Abele fu gradita al Signore perché implicava l'accettazione del principio dell'espiazione (ossia la necessità di riparare alle proprie colpe compiendo un'azione gradita a Dio), mentre i frutti di Caino non furono accettati perché con essi egli mostrava di non riconoscere il suo stato di peccatore e la necessità del ravvedimento. La consapevolezza di essere nel bisogno del perdono è dunque alla radice del rapporto di Dio con l'uomo sin dall'inizio della sua esistenza. Nel Nuovo Testamento, nella lettera agli Ebrei, questo principio è così riproposto:


"...e secondo la Legge quasi ogni cosa è purificata con sangue e senza spargimento di sangue non c'è remissione"

(Ebrei 9:22).

La morte di Cristo, allora, non avvenne per caso o per un semplice susseguirsi di eventi. Non fu un errore al quale Cristo dovrà rimediare tornando una seconda volta per fare quello che non gli riuscì la prima. Neppure avvenne solo perché fu decretato da Giudei e Romani, dato che tutto era stato preordinato da Dio prima ancora della fondazione del mondo (1 Pietro 1:20).

Luca scrive: "Cristo doveva morire e risuscitare dai morti" (Atti 17:3). La morte di Cristo è stato, dunque, un evento necessario per il genere umano ed è triste constatare come l'uomo ripaghi tanto amore con superficialità ed indifferenza. E' bene chiarire tuttavia, che Cristo non "doveva" morire per forza, ma ha scelto di farlo per offrire a tutti noi una via di salvezza dal peccato. Egli stesso afferma:


"perché io depongo la mia vita, per riprenderla poi. Nessuno me la toglie, ma la depongo da me"

(Giovanni 10:16)


Cristo è morto volontariamente, per noi, perché noi potessimo avere comunione con il Padre:


"Cristo ha sofferto una volta per i peccati, Egli giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio"

(1 Pietro 3:18)


Cristo rappresenta la riconciliazione tra l'uomo e Dio. Questo vocabolo è l'opposto di "ostilità, inimicizia". Quando tra due parti esiste rottura non c'è dialogo né comprensione. La riconciliazione è la conseguenza della rimozione di tutte le cause che determinano l'inimicizia o l'ostilità. Si viene pertanto a creare un nuovo clima di amicizia. Nel caso dell'uomo e Dio, è stato il peccato a causare la separazione, e l'uomo non potrà mai ristabilire un dialogo con Dio fintantoché il peccato non sarà rimosso. Non ci illudiamo, siamo tutti peccatori, nessuno può essere così cieco e presuntuoso da considerarsi talmente bravo e a posto da non avere bisogno del sacrificio della vita di Cristo e della riconciliazione con il Padre. Scrive Giovanni:


"Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi...se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi"

(1 Giovanni 1:8-10)


Buone azioni, amore verso gli altri, partecipazione ai problemi della società, sono tutte cose più che meritevoli, ma non possono farci avere quello che Cristo ha pagato con il suo sangue.

Il prezzo della salvezza è stato dunque altissimo ma il risultato meraviglioso se l'uomo accetta il Cristo: la liberazione e la redenzione dal potere del peccato e della morte. La bontà di Dio e il Suo amore hanno raggiunto l'apice in quanto Cristo è morto al nostro posto ed ha pagato il prezzo necessario affinché coloro che lo vogliono siano salvati. Cristo è morto perché noi potessimo vivere in Lui:


"Egli morì per tutti affinché quelli che vivono, non vivano più per loro stessi, ma per colui che è morto e resuscitato per loro"

(2 Corinzi 5:15)


L'uomo è portato a vivere egoisticamente pensando solo ai propri interessi. In questa società vuota e materialista domina la volontà del singolo e in tutto egli cerca di seguire i propri fini, la propria gloria, la soddisfazione dei propri istinti ed interessi. Cristo trasforma l'uomo e la sua morte è una lezione di umiltà e di coraggio, di compassione e di amore. Attraverso l'ubbidienza al Suo Vangelo, l'uomo riesce a mutare le sue disposizioni e a camminare in una nuova di vita, guidato dalle pagine ispirate della Sua Parola vivente e permanente.

Ogni uomo, prima o poi nella sua esistenza, è chiamato ad emettere un giudizio su Cristo Gesù. Ognuno di noi prende per un attimo il posto di Pilato e giudica il Figlio di Dio. Davanti a noi c'è la Sua vita, il Suo messaggio teso a sensibilizzare e ad educare il nostro spirito, i Suoi miracoli che testimoniano la sua Divinità. Ora tocca a noi ucciderlo per la seconda volta con la nostra superficialità, con la nostra incredulità, con il nostro comportamento troppo spesso incoerente. Se continueremo a vivere tenendo Cristo lontano dal nostro cuore, è come se stessimo uccidendolo un'altra volta, inchiodandolo sul legno con i chiodi del nostro disinteresse. Se invece ci accosteremo a Dio con un cuore umile e pronto ad imparare da Lui, allora significherà che il Suo sacrificio non è stato vano e potrà inondarci di grazia e amore.


RIFLETTIAMO E TORNIAMO A CRISTO E AL VERO CRISTIANESIMO.



Apostolo

21 marzo 2009

La vera chiesa di Dio

La parola "chiesa" deriva da un vocabolo greco, ekklésia, che significa "assemblea, gruppo, riunione" ed è con questa accezione che noi usiamo tale vocabolo. Ai tempi di Gesù ekklésia indicava semplicemente un insieme di persone radunate assieme per un qualunque motivo, non necessariamente religioso.

La chiesa voluta da Cristo, che Egli in persona predicò durante la sua vita, si realizzò grazie al lavoro degli Apostoli, nel primo secolo dopo Cristo. Questa chiesa era molto diversa dalle varie denominazioni che affollano oggi il panorama religioso; la chiesa del primo secolo era semplice e seguiva con fedeltà il modello di Cristo. Questa chiesa oggi è realizzabile, noi possiamo conoscerla in ogni suo aspetto perché essa è descritta in maniera chiara e completa nelle pagine del Nuovo Testamento.

Anche nell'adorazione la chiesa seguiva esclusivamente i consigli del Signore. Il verbo adorare viene dal greco "proskuneo" e significa "rendere omaggio prostrandosi". L'adorazione suggerisce senza dubbio l'idea di riverenza e rispetto ma soprattutto essa è rivolta solo ed unicamente a Dio e a Cristo.

La Bibbia non parla di alcun culto dedicato ai "santi", tantomeno ai santi nell'accezione usata dalla chiesa cattolica. La Bibbia non insegna alcun culto dedicato a Maria la quale, pur essendo un personaggio amabile ed edificante, non ha mai assunto il ruolo attribuitole dalla chiesa cattolica che tratta Maria come una vera e propria divinità, da adorare, pregare, servire collocandola in una posizione dove Dio non l'ha posta. Amare Maria non significa pregarla o adorarla ma rispettarla per il ruolo importante che Dio le ha dato. La Scrittura insegna che nessun essere umano (dunque neppure Maria) può essere adorato o venerato.

Dio respinge ogni forma di adorazione che deriva da precetti e dalle dottrina inventate dagli uomini. Dice Gesù (Matteo 15 : 8)
"Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti d'uomini".

Attenzione allora a non essere degli adoratori vani. Verifichiamo la nostra fede… verifichiamo se le cose che ci hanno insegnato sono in armonia con al Parola di Dio, per essere sicuri di essere accettevoli al Signore.
Dio, infatti, non accetta neanche l'adorazione che deriva dall'ignoranza religiosa ossia dalla mancanza di conoscenza della sua volontà
"Dio dunque, passando sopra i tempi dell'ignoranza, ora comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano…" (Atti 17:30)

Non è sufficiente adorare in un qualche modo o adorare secondo quello che sentiamo. La vera adorazione è quella che riconosce Dio come l'unico soggetto degno di riverenza. Gesù disse a Satana che lo stava tentando:
"Vattene Satana, poiché sta scritto: adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi l'adorazione". (Matteo 4:10)
Questo tipo di adorazione si basa su due principi fondamentali che Gesù stesso elencò ad una donna Samaritana:
"Ma l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, poiché il Padre cerca tali adoratori" (Giovanni 4:23)

Lo spirito esprime il carattere interiore e sincero del cuore. Per questo il culto non è un rituale freddo e irriflessivo, insensibile e noioso. Lo spirito rappresenta maturità e la convinzione, nonché l'amore verso le cose di Dio, e la verità è il modello che guida e istruisce i veri adoratori. "La tua Parola è verità" (Giovanni 17:17).

Una verità che non è relativa o soggettiva, scaturita da istinti o intuizioni, né che ha il fine di suscitare emozioni o sensazioni "spirituali".

L'uomo non è libero di decidere come adorare Dio, né di presumere quello che a Lui è accettevole. La verità è la Parola di Cristo, donata al fine di trovare la giusta relazione con il Padre.

Il culto non può essere ciò che vogliamo, ma ciò che Dio ha stabilito. La nostra adorazione non deve essere vana (Matteo15:9), né ignorante (Atti 17:30).

Essa deve essere IN SPIRITO E VERITA' per soddisfare i nostri bisogni interiori e rendere gloria e onore all'Onnipotente.

25 gennaio 2009

Il Popolo di Dio



Diversi anni fa, un uomo colto della Cina, dopo avere accettato il cristianesimo, cercò in questa maniera di descrivere l’amore di Cristo per i peccatori.

Un uomo cadde in una fossa profonda: si era ferito e non poteva uscire dalla sua situazione dolorosa. Lo vide Confucio che gli disse: “Mi fai pena, sai? Come mai sei stato così sciocco da lasciarti cadere in codesta fossa? Se ce la farai ad uscire, sii più cauto un’altra volta!”. Dopo un po’ di tempo giunse un prete buddista: “Poveretto! Mi fai proprio pena laggiù in fondo a codesta fossa! Se tu potessi fare i tre quarti del cammino, potrei forse aiutarti a venir fuori”. Quell’uomo cercò di muoversi, ma non riuscì a fare neppure un passo; finalmente arrivò Gesù che, udendo il pianto di quell’uomo, si distese per terra e, sporgendosi con le sue braccia fino ad arrivare a lui gli disse: “Afferra la mia mano: io ti salverò!” E dopo averlo tirato su dalla fossa aggiunse: “Va e non peccare più”.

Quale differenza c’è tra il vero cristianesimo e tutte le altre religioni?

Risposta:

  1. Nel cristianesimo Dio tramite Gesù va incontro all’uomo e gli tende la mano per salvarlo e portarlo nel cielo (Giovanni 14: 1-3); nelle false religioni, l’uomo cerca di arrivare a Dio tramite un percorso di conoscenza e illuminazione personale, ma non ci riesce, quindi rimane sulla terra e muore credendo di riciclarsi (Reincarnazione).

  2. Nel Cristianesimo Dio si avvicina dell’uomo facendo divenire suo figlio uomo che morendo diviene Figlio dell'uomo (Filippesi 2: 5-8; 1 Corinzi 6: 19-20); nelle false religioni l’uomo cerca impossessarsi di Dio cercando di ESSERE Dio.

I segni caratteristici del cristianesimo

Purtroppo, nell’ambito del cristianesimo c’è una gran confusione religiosa: i Cattolici Romani, gli Avventisti, i Testimoni di Geova, i Pentecostali, i Mormoni, i Battisti, i Metodisti, la Chiesa Cattolica, la Chiesa Ortodossa Russa, Greca, Anglicana, Apostolica. ecc. ecc.

Quale confessione religiosa, fra le tante, ha i segni caratteristici del vero cristianesimo?

Secondo la Parola di Dio:

    1. La chiesa mondiale formata da persone è UNA con il Padre e il Figlio.

“Ho anche altre pecore, che non sono di quest'ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore” (Giovanni 10: 16).

  1. La chiesa è Santa, nel senso che appartiene a Cristo.

Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa; voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia(1 Pietro 2: 9-10).

  1. La chiesa è formata da persone, nel senso che è edificata sugli insegnamenti di Gesù.

Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l'edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore. In lui voi pure entrate a far parte dell'edificio che ha da servire come dimora a Dio per mezzo dello Spirito (Efesini 20: 22).

Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunziasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema. Come abbiamo già detto, lo ripeto di nuovo anche adesso: se qualcuno vi annunzia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema (Galati 1: 8-9).

La parola «vangelo o evangelo» significa «buona novella o lieta notizia». Nel libro dell’apocalisse, al capitolo 14, Giovanni, in visione, vide il popolo di Dio, «recante l’evangelo eterno per annunziarlo a quelli che abitano sulla terra, ad ogni nazione, tribù, lingua e popolo» (Apocalisse 14: 6).

Questo brano apocalittico, ci offre, la gioia di comprendere, qual è il popolo di Dio, che vive secondo l’evangelo di Gesù Cristo.

  1. L’evangelo è eterno e viene dall’alto, da Dio che è immutabile.

  2. Deve essere annunciato all’umanità prima del ritorno di Cristo.

  3. L’evangelo contiene un invito, un avvertimento e una sentenza.


1 - L’invito consiste nell’adorare Dio come Creatore e Redentore. Chiaro riferimento al Sabato, settimo giorno, memoriale della creazione. Esso è l’antidoto divino contro l’evoluzionismo dilagante e il rifiuto di Dio.

Egli diceva con voce forte: «Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l'ora del suo giudizio. Adorate colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le fonti delle acque»” (Apocalisse 14: 7, cfr Esodo 20: 8-11).


2 - L’avvertimento profetico nei confronti di chi, deve scegliere tra il falso e il vero evangelo. L’angelo, contrappone l’evangelo eterno e il falso vangelo che è proposto da un potere ostile alla volontà di Dio. Dal conflitto fra il vero e il falso affiora il popolo di Dio che è contrassegnato dal vero evangelo.

“Seguì un terzo angelo, dicendo a gran voce: «Chiunque adora la bestia e la sua immagine, e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, egli pure berrà il vino dell'ira di Dio versato puro nel calice della sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all'Agnello». Il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli. Chiunque adora la bestia e la sua immagine e prende il marchio del suo nome, non ha riposo né giorno né notte(Apocalisse 14: 9-11).

3 - La sentenza riguarda il mondo e la cristianità in generale. Babilonia è simbolo della cristianità che s’è allontanata da Dio. Essa è caduta, nel senso che non ha ragione di esistere!

“Poi un secondo angelo seguì dicendo: «Caduta, caduta è Babilonia la grande, che ha fatto bere a tutte le nazioni il vino dell'ira della sua prostituzione»” (Apocalisse 14: 8).


Dal conflitto tra la vera e la falsa adorazione affiorano i veri adoratori, ovvero il popolo di Dio che è contrassegnato dal vero evangelo.

“Qui è la costanza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù” (Apocalisse 14: 12; cfr 12: 17).

Il popolo di Dio è così contraddistinto:

  1. Dalla «perseveranza dei santi» o del popolo di Dio, nel ritenere la verità acquisita, nonostante il conflitto spirituale tra forze opposte.

Non temere quello che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, per mettervi alla prova, e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita” (Apocalisse 2: 10).

  1. L’osservanza dei comandamenti di Dio.

“Da questo sappiamo che l'abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Io l'ho conosciuto», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui(1 Giovanni 2: 3-4).

  1. La fede o la testimonianza di Gesù.

“Perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato” (Romani 10: 9: cfr. Atti 4: 12).

Applicazione:

Appartenere al popolo di Dio non è un optional, nel senso che una persona può anche scegliere di non farne parte. Gesù, rivolge a tutti gli uomini che studiano la parola di Dio, l’invito ad entrare a far parte del suo gregge. Infatti, Egli ha detto che ci sono delle altre «pecore che devono entrare nell’ovile» (Giovanni 10: 16).

Gesù Cristo, nella potenza dello Spirito Santo e per mezzo della Sua chiesa, ci invita ad accettare il «dono dell’acqua della vita» e ad entrare a far pare del popolo di Dio, per diventare strumento di benedizione per gli altri.